Un tribunale europeo conferma lo storico colpo inferto a Google in merito al controllo di Android.

  • La Corte di giustizia dell'UE conferma una sanzione definitiva di 4.125 miliardi di euro.
  • Alphabet, la società madre, si assume una passività di oltre 1.520 miliardi.
  • La sentenza ritiene provato che Google abbia bloccato la concorrenza imponendo i propri strumenti.
  • La sentenza respinge le argomentazioni dell'azienda circa la presunta trasparenza del sistema.

L'Unione Europea sanziona Google per Android

Il margine di manovra del gigante tecnologico della Silicon Valley è esaurito. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha posto fine a una delle battaglie legali più lunghe e costose nella storia del settore digitale ratificando il Multa record di 4.125 miliardi di euro contro Google. Con questa sentenza, i giudici lussemburghesi chiariscono che l'azienda ha abusato della sua posizione dominante con il sistema operativo Android per soffocare i concorrenti e consolidare il proprio motore di ricerca.

Questa decisione del tribunale non è un evento isolato, ma conferma piuttosto i sospetti sollevati dalla Commissione europea diversi anni fa. La sentenza respinge completamente l'ultimo ricorso presentato sia da Google che dalla sua società madre, Alphabet, il che significa che Corte di giustizia dell'Unione europea Ciò conferma definitivamente la validità dell'operato della Commissione europea nella sua battaglia per garantire un mercato tecnologico più equo e aperto nel vecchio continente.

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Una battaglia legale che dura da più di un decennio

Palazzo di Giustizia del Lussemburgo

Per capire come siamo arrivati ​​a questo punto, dobbiamo guardare indietro al 2015, quando Bruxelles ha iniziato a scoprire la verità a seguito di numerose denunce da parte di consumatori e concorrenti. Solo nel 2018 l'allora Commissario per la Concorrenza, Margrethe Vestager, ha annunciato una sanzione iniziale superiore a 4.340 miliardi di euro, una cifra che farebbe girare la testa a chiunque, ma che era stata leggermente ridotta in un precedente caso a seguito della risoluzione di alcune questioni in sospeso riguardanti la distribuzione dei ricavi pubblicitari.

La sentenza attuale specifica che, dell'importo totale da pagare, una parte sostanziale superiore a 1.520 miliardi di euro ricade direttamente su AlfabetoIn quanto società madre, è ritenuta corresponsabile delle pratiche attuate dalle sue controllate, escludendo così qualsiasi possibilità di sottrarsi al pagamento attraverso scappatoie legali o societarie all'interno della struttura della multinazionale americana.

Il meccanismo dell'abuso: Ricerca, Chrome e Play Store

Il logo Android e Google sono sotto inchiesta.

Il tribunale ha stabilito che la società ha utilizzato tattiche non etiche per garantire che i suoi servizi fossero l'unico obiettivo sui telefoni cellulari. Nello specifico, ha costretto i produttori di dispositivi a preinstallare applicazioni come Ricerca Google e Chrome Se volevano accedere al Play Store ufficiale, questo metteva qualsiasi altro browser o motore di ricerca in netto svantaggio, dato che l'utente medio raramente si prende la briga di modificare gli strumenti preconfigurati.

Non si trattava semplicemente di offrire un buon prodotto, ma di consolidare l'ecosistema. Collegando l'accesso al Play Store (uno strumento indispensabile per qualsiasi telefono moderno) con la presenza del suo motore di ricerca, Google si è assicurata un traffico massiccio di dati e pubblicità che ha protetto la sua posizione contro alternative che, in molti casi, non hanno nemmeno avuto la possibilità di essere testate dai cittadini europei.

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Frammentazione del mercato e barriere all'ingresso

Concorrenza nel mercato dei sistemi operativi

Un altro dei temi più scottanti della sentenza è il cosiddetto accordi contro la frammentazioneGoogle vietava ai marchi di vendere dispositivi che utilizzavano versioni modificate o non autorizzate di Android. Se un produttore voleva continuare a collaborare con il gigante della Silicon Valley, doveva conformarsi e non investire in sistemi operativi alternativi che potessero oscurarlo, il che limitava drasticamente l'innovazione al di fuori del controllo diretto di Google.

La corte sottolinea che queste pratiche hanno generato un pregiudizio dello status quoIn altre parole, un'inerzia dei consumatori difficile da spezzare. I giudici hanno sottolineato con fermezza che nel mondo digitale non è necessario dimostrare l'eliminazione totale di un concorrente per accertare un abuso; è sufficiente dimostrare che sono state erette barriere tali da rendere pressoché impossibile per altri entrare nel mercato alle stesse condizioni.

La reazione dell'azienda alla sentenza definitiva

Sede centrale di Google in Europa

Come previsto, la notizia non è stata accolta bene negli uffici dell'azienda tecnologica. Un portavoce ufficiale ha si è rammaricato della sentenzaHanno sostenuto che Android ha favorito la libertà di scelta e che hanno investito miliardi per rendere il sistema gratuito per tutti. Secondo loro, avevano già apportato modifiche ai loro contratti nel 2018 per conformarsi alle richieste di Bruxelles, ma la Corte europea ha stabilito che tali modifiche erano insufficienti o arrivate troppo tardi per compensare il danno già arrecato alla concorrenza.

Questo episodio si aggiunge a seconda multa da un milione di dollari Il gruppo riceverà questo pagamento poco dopo la conferma di un altro pagamento per aver favorito il suo sito di comparazione prezzi. Il messaggio del Lussemburgo è forte e chiaro: le grandi piattaforme non possono usare il loro potere in un settore per colonizzare i mercati adiacenti attraverso clausole abusive che limitano le possibilità di scelta dei partner commerciali e, di conseguenza, le opzioni a disposizione degli utenti sui propri dispositivi.

Impatto della sanzione sul settore tecnologico

Questa sentenza della corte mette il tocco finale a un lungo processo di supervisione che apre la strada a future normative nell'Unione europea. La conferma che la La sentenza è definitiva. Il fatto che non siano ammessi ulteriori ricorsi rappresenta un impulso alla politica antitrust delle istituzioni comunitarie, rafforzando l'idea che nessuna azienda, per quanto grande sia la sua presenza nelle nostre tasche attraverso i telefoni cellulari, sia al di sopra delle leggi sulla concorrenza che regolano il territorio europeo.


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